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Gianni Toti: il poeta della rievoluzione in mostra al Macro

Gianni Toti è stato uno degli artisti più importanti nel panorama della sperimentazione artistica mondiale e il 20 giugno, al MACRO di Roma, in occasione di quello che sarebbe stato il suo 95^ compleanno, si potranno “incontrare” alcune delle videopere realizzate dall’artista Poetronico (neologismo nato dalla fusione di poesia ed elettronica) e selezionate per l’occasione dalla start-up Poetronicart che ne cura l’archivio. Read more

La Roma ungherese a portata di App

Una soluzione che permetterà ai tanti turisti ungheresi (e a tutti gli appassionati) di scoprire, conoscere e visitare i luoghi capitolini segnati dalla presenza plurisecolare della cultura magiara. Centinaia di locations suddivise tra: LifeStyle, Edifici Istituzionali, Luoghi d’Arte e Luoghi Religiosi, saranno raggiungibili dal proprio device per lasciarsi guidare tra i profumi del Caffè Greco, la biblioteca del Collegio Ungarico, le sculture lignee di S.Pietro e i colori di Marinka Dallos.

HUNGARIAN MEMORIES

Poetronicart è già al lavoro per aggiungere delle features innovativecon il nuovo aggiornamento dell’app come la realtà aumentata e le visite virtuali. Funzioni che, implementate, renderanno stabile la possibilità di serializzare l’idea ed estenderla sulla dimensione orizzontale: altre lingue e culture per Roma; e su quella verticale: altre città d’arte.

Simone Vezzani

SIMONE VEZZANI

Che succede nel sentirsi chiamare artista?

Io non mi definisco assolutamente un artista. Ultimamente vengo chiamato così ma non mi ci ritrovo. Sono semplicemente uno a cui piace giocare con i computer. E da cosa nasce cosa.

E quando non sei davanti al computer?

Quando non sono attaccato al computer mi piace sollevare pesi.
È una cosa un po’ strana ma è il mio modo di sfogarmi.

Nella definizione di tecnico invece ti ci ritrovi?

Sì, considera che io sono un geometra, tutto quello che faccio quindi è molto schematico. Sono stato abituato ai calcoli, a calcolare tutto quello che devo fare. Quindi tecnico è la definizione più adatta.
Anche se è un po’ limitante. Ecco perché io mi sono spostato in questo mondo, perché nel 3d c’è più libertà di azione. Quando lavoravo come geometra dovevo seguire delle regole ferree ora devo seguire il mio direttore artistico ma ho più libertà di azione.

Lavori su prodotti commerciali o artistici?

L’azienda è focalizzata principalmente sulla realizzazione di opere artistiche ma siamo aperti un po’ a tutto.

Ma quindi prima avevi un posto fisso che hai lasciato?

Sì, ho iniziato a lavorare come geometra subito dopo il diploma nel 2011. Poi mi sono reso conto che non faceva per me perché era un lavoro troppo monotono.

Così, dopo 6 mesi, o forse un anno, ho mollato tutto e mi si è presentata l’occasione di andare a lavorare in un villaggio turistico in Spagna come animatore sportivo.

Durante questo periodo, al ragazzo del team che si occupava della realizzazione dei prodotti multimediali per la struttura, serviva una mano, io mi sono offerto e lui ha iniziato a insegnarmi le basi dell’audio editing e della manipolazione delle immagini.

Da lì mi sono innamorato di programmi come Photoshop e Ableton e ho iniziato a studiarli per fatti miei.
Dopo 3 anni, quando sono tornato a casa, ho avuto la possibilità di fare un corso per Tecnico per la ceramica e il design industriale. E lì mi sono innamorato nuovamente, questa volta di Cinema 4D, e — ancora una volta — ho continuato a studiarlo per fatti miei.

Da cosa nasce cosa e, dopo aver fatto uno stage con il docente del corso, ora sono qui.

Hai detto due volte di aver studiato “per i fatti tuoi”, dove?

Principalmente ho usato tutorial di Youtube. Perlomeno per i primi 3 anni. Poi ho iniziato a comprare corsi online su settori molto verticali.

In italiano?

No, quasi tutti in inglese perché in Italia siamo abbastanza indietro su questa cosa. Poi ne ho fatto qualcuno in spagnolo e una volta uno in russo, pensavo mi esplodesse la testa ma per fortuna non è stato così.

Nelle tue opere quanto vale il social come contenitore?

Quello che faccio adesso sono cose che si vedono nei film da anni. È interessante trovare VFX (visal effects n.d.r.) su Instagram perché lì non ti aspetti di vedere una cosa del genere. Se vai a vedere un film della Marvel sai che arriveranno delle esplosioni e quindi non è così speciale. Trovarli sul proprio feed social invece è spiazzante.

A proposito di Marvel, il cinema è un punto di arrivo nel tuo percorso?

Sì, lo sarebbe e ci sto pensando. Sarebbe importante perché dove sono ora lavoro solo. Non ho un team formato e sarebbe stimolante confrontarmi con una squadra e qualcuno che ne sa più di me. Ho paura però di ritrovarmi dentro una catena di montaggio e tornare ad essere un po’ geometra.
È comunque un’esperienza che vorrei fare. Vediamo cosa succederà.

Ti abbiamo conosciuto grazie a un articolo apparso su “Il Sole 24 Ore”. La pubblicazione di quel pezzo ha cambiato le carte in tavola?

Nel panorama artistico di Instagram ero conosciuto ma non così tanto. Dopo quell’articolo c’è stata una vera e propria esplosione, ho dovuto disattivare le notifiche Instagram per 3 giorni perché era un continuo squillare.
Adesso l’apprezzamento a quello che pubblico è più veloce, nel caso dell’opera riportata dal Sole 24 ore, non so il perché, ma ci volle qualche settimana.

Com’è il tuo rapporto con i social?

Uso principalmente Instagram che è un portfolio di quello che sto facendo e anche di quello che ho fatto nel passato. Racconta un po’ tutta la mia storia. Dalle immagini statiche, un po’ artistiche e un po’ fatte a casa, fino al compositing di 3d in scene reale. Che è quello su cui sto cercando di focalizzarmi adesso.

Sembra che Instagram voglia togliere il numero di like. Che ne pensi?

Concordo assolutamente. Oramai i like sono un modo triste per classificare il lavoro di qualcuno. Soprattutto su Instagram non funziona perché chi ha già tanta visibilità ne otterrà di più penalizzando chi ne ha meno.

A proposito di compositing, è anche il prodotto multimediale più difficile da realizzare a livello tecnico, vero?

Si, più difficile e più impegnativo a livello temporale. Per un ‘immagine statica mi ci vogliono un paio di giorni, per il 3d molto di più. Per il video del museo di Berlino considera che per renderizzare quei 15 secondi di fasci di particelle il computer ci ha messo 30 ore. A cui aggiungere le 5–6 ore per l’ombra e tutta la mia parte che è il montaggio.

Con il 3d innovi l’arte o il modo di fruirla?

Più che altro mi piace dire che rivisito la mia vita di tutti i giorni e l’arte che mi circonda. Cerco di creare un nuovo interesse in particolari situazioni e opere che non sono così famose. Pesso le mie creazioni nascono in strade o posti del tutto casuali e comuni. Poi, se dovessi scegliere se trarre spunto da un’opera sconosciuta e la Gioconda, sicuramente sceglierei quella sconosciuta.
Andare a fare qualcosa sulla Monna Lisa sarebbe abbastanza scontato, presto quindi attenzione a quello che è interessante per me rispetto a quello che tutti hanno già visto. Io la Monna Lisa non l’ho mai vista.

Pensi sia una missione la tua?

Si, una mini missione personale che mi sto da poco imponendo.

Compositing, 3d, alcuni tuoi post, ci rimandano all’universo dei videogame. È un mondo che ti ha influenzato?

Purtroppo i videogiochi sono la mia croce, tutto è nato da lì.
Io ho sempre giocato troppo, da ragazzino sono stato un hardcore gamer. Ero davvero fuori dal mondo e questo ha influito molto anche sula scelta di focalizzarsi sul 3d.Quando lavoro non sto lavorando, continuo a giocare rivivendo quello che facevo da ragazzino.

Quali sono i tuoi titoli di ispirazione?

Assassin’s creed senza dubbio. Perché è stato probabilmente il primo videogioco con un incrocio importante tra game e storia. È stata una rivelazione.

È vera la notizia che potrebbe essere di spunto per la ricostruzione di Notre Dame?

Sì, sembra di sì e hanno addirittura rilasciato gratuitamente il nuovo capitolo che è proprio ambientato a Parigi.

Brooklyn #42
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Hello Brooklyn

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Mysteriously
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Zara

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Poetronicart s.r.l.

Start-up innovativa
insediata presso BIC Incubatori FVG
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Cap. Soc. € 125.000,00 I.V.
Codice destinatario: M5UXCR1

Il progetto SHOWROOM DIGITALE ha ottenuto un finanziamento di 64.998,00 € dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia sul bando POR FESR 2014-2020, AIvità 2.1.b.1 «Concessione di sovvenzioni per il finanziamento di programmi personalizzati di pre-incubazione e incubazione d’impresa, finalizzati alla realizzazione di progetti di creazione o di sviluppo di nuove imprese caratterizzate da una significativa valenza o da un rilevante connotato culturale e/o creativo»

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